Centro per la Cura della Ludopatia a Roma

Quali sono le caratteristiche della dipendenza da gioco

Il GAP ha una lenta e graduale evoluzione caratterizzata da diverse fasi:

fase vincente

In questa prima fase, il gioco è occasionale, spesso e volentieri associato a vincite e viene utilizzato come strumento di sfogo e distrazione;

fase perdente

è caratterizzata da spese continue ed ingenti, perdite frequenti, gioco ossessivo, menzogne, manifestazione dei primi segni di dipendenza, indebitamento;

fase della disperazione

Il giocatore perde il controllo e su di lui prevalgono il panico, le azioni illegali, l’isolamento sociale e affettivo;

fase critica

La consapevolezza di avere un problema si traduce in azioni di ricostruzione e di crescita, caratterizzate da tentativi realistici di smettere, dalla ricostruzione dei legami familiari e dal tentativo
di porre rimedio agli errori commessi. Il giocatore patologico mostra un coinvolgimento totalizzante nella pratica del gioco, tralasciando in maniera sempre più evidente gli altri aspetti della vita quotidiana e mettendo a repentaglio relazioni significative sul piano personale professionale. Tuttavia, il soggetto dipendente non si sente in grado di porre un freno all’impulso di giocare e necessita di somme di denaro sempre maggiori da investire; spende gran parte del proprio tempo ad escogitare e a pianificare nuovi metodi da utilizzare nelle giocate; è irritabile e aggressivo quando tenta di ridurre il tempo passato a giocare, sperimentando una vera e propria crisi di astinenza dal giocomente a familiari e alle persone care riguardo la sua attività e spesso, per procurarsi il denaro, commette azioni illegali come frode e furti o chiedendo prestiti ingenti per far fronte ai debiti di gioco.

Quali sono i sintomi e i segnali per riconoscere una dipendenza da gioco

Accorgersi di un problema di questo tipo, quando riguarda un familiare o una persona cara, non è semplice. Questo perché il giocatore può giocare ovunque, non è necessario che si rechi nei luoghi deputati al gioco. Bisogna prestare attenzione agli atteggiamenti che si verificano contestualmente a quello che sembra essere diventato un vizio del gioco. L’individuo dipendente dal gioco sviluppa, infatti, insofferenza e irritabilità quando tenta di ridurre il tempo dedicato al gioco d’azzardo. Uno dei campanelli d’allarme può essere evidenziato dallo stato delle sue finanze: se tende a spendere grandi somme di denaro, ben superiori a quelle che abitualmente spende nella vita quotidiana e inizia a richiedere soldi in prestito.

Come curare la dipendenza da gioco

Come per tutte le dipendenze, uscire dal tunnel del gioco d’azzardo non è semplice per la persona che ha sviluppato la dipendenza. I familiari possono aiutare la persona cara ma, spesso, tendono ad assecondare le sue richieste economiche, ad esempio, fidandosi quando afferma che sta tentando di smettere, che non succederà più, che è l’ultima volta.

La tattica della comprensione è utile solo se finalizzata ad analizzare il problema, tentando di far prendere coscienza in primo luogo al giocatore.

Il problema è da affrontare in tempi brevi perché la persona col vizio del gioco abbia più margine di recupero e, soprattutto, va inteso come una vera e propria patologia psichica. Pertanto, è necessario rivolgersi a centri specializzati nella cura della dipendenza da gioco d’azzardo.

Inoltre, nel nostro centro è disponibile la cura con rTMS, una nuova metodica indolore e assolutamente non invasiva. Questa nuova tecnologia è stata sperimentata e approvata dalla CE e, negli ultimi anni, sta cambiando le prospettive di cura di tutti quei disturbi e dipendenze patologiche in cui i trattamenti e le terapie a base di farmaci sono spesso risultate inefficaci.

Una volta riconosciuto il problema e richiesto l’aiuto di professionisti, la psicoterapia rappresenta uno degli strumenti più efficaci per affrontare la dipendenza da gioco d’azzardo. Il percorso terapeutico mira non solo a ridurre o eliminare il bisogno di giocare, ma soprattutto ad aiutare la persona a riconquistare il controllo sulla propria vita.

Durante le sedute, il terapeuta lavora su diversi livelli:

  • Supporto pratico ed emotivo: offre uno spazio protetto per esprimere paure, vergogna o senso di colpa, emozioni comuni tra chi soffre di ludopatia.
  • Riconoscimento e modifica dei pensieri distorti: molte persone sviluppano convinzioni errate sul gioco (ad esempio, la “quasi-vittoria” o la possibilità di recuperare le perdite) che alimentano la dipendenza. Attraverso tecniche cognitive e comportamentali, si lavora per smascherare questi meccanismi interni.
  • Sviluppo di strategie alternative: viene insegnato come affrontare lo stress e le difficoltà quotidiane senza ricorrere al gioco, sostituendo l’automatismo della puntata con attività gratificanti e sane.
  • Coinvolgimento della famiglia: spesso la guarigione è più solida quando anche le persone vicine partecipano attivamente al processo terapeutico, aiutando a ricostruire relazioni danneggiate dalla dipendenza.

Il tutto avviene in un percorso graduale, volto a restituire autonomia, autostima e la capacità di progettare un futuro libero dal gioco. La psicoterapia, quindi, non si limita all’astinenza, ma si occupa di rimettere insieme i tasselli della vita della persona, offrendo strumenti concreti per tornare a viverla pienamente.

La psicoterapia, in questi casi, non si limita a eliminare il sintomo visibile della dipendenza – ovvero il gioco – ma lavora in profondità per aiutare la persona a recuperare il controllo sulla propria vita. Gli obiettivi principali della terapia includono:

  • Interrompere o ridurre il comportamento di gioco compulsivo, offrendo al paziente strumenti concreti per resistere all’impulso.
  • Modificare le convinzioni errate legate al gioco d’azzardo, come la falsa percezione di “recuperare le perdite” o la fortuna imminente. Questi pensieri distorti spesso alimentano il ciclo della dipendenza.
  • Sviluppare nuove strategie di gestione dello stress e delle emozioni negative; il gioco, a volte, viene usato come rifugio, mentre la terapia insegna alternative più sane per affrontare le difficoltà quotidiane.
  • Rafforzare l’autostima e promuovere una maggiore consapevolezza dei propri bisogni, così che il benessere non dipenda più dal brivido della scommessa.

In molti casi, la terapia coinvolge anche la famiglia, aiutando i cari a riconoscere i meccanismi di supporto più efficaci e a rompere i circoli viziosi di complicità involontaria. Questo percorso di cura, se intrapreso con tempismo e costanza, può davvero restituire qualità e serenità alla vita di chi è invischiato nella dipendenza.

Alla base della dipendenza da gioco d’azzardo troviamo un preciso meccanismo neurologico che coinvolge il nostro sistema di ricompensa cerebrale. Ogni volta che proviamo piacere, ad esempio mangiando, ricevendo attenzioni o vivendo un’esperienza gradevole, il cervello rilascia dopamina, una sostanza che ci fa sentire appagati e felici. Questo rilascio di dopamina rafforza la tendenza a ripetere quei comportamenti che ci procurano benessere.

Anche il gioco d’azzardo, soprattutto nelle sue forme più coinvolgenti come slot machine, scommesse o “Gratta e Vinci”, stimola lo stesso circuito di ricompensa. La possibilità di vincere – anche solo occasionalmente – produce un “picco” di dopamina simile a quello che avviene per stimoli vitali come cibo o affetto, creando così un’associazione tra gioco e piacere intenso.

Col tempo, questa associazione si consolida sempre di più, al punto che il desiderio di giocare non nasce più solo dalla ricerca del divertimento, ma diventa un bisogno impellente. Il cervello, infatti, tende a “imparare” che il gioco può portare gratificazione, e spinge la persona a ripetere il comportamento, innescando un circolo vizioso difficile da spezzare.

In sintesi, la dipendenza dal gioco d’azzardo si radica proprio in questa alterazione del normale funzionamento del sistema di ricompensa cerebrale, trasformando un passatempo in una necessità fuori controllo.

Il nostro cervello ha un ingegnoso sistema di ricompensa. Ogni volta che svolgiamo un’azione utile per la sopravvivenza—come mangiare o socializzare—viene attivato un meccanismo che ci fa provare piacere, grazie al rilascio di dopamina. Questa sostanza, detta anche “ormone del piacere”, ci motiva a ripetere quei comportamenti utili.

Nel caso del gioco d’azzardo patologico, questo stesso circuito viene ingannato. Le vincite episodiche e l’attesa del risultato, siano esse legate a una slot machine o a un gratta e vinci, scatenano un intenso rilascio di dopamina. Il cervello inizia allora a trattare il gioco come se fosse un’attività fondamentale, rinforzando il desiderio di giocare ancora e ancora.

In pratica, il comportamento viene “premiato” proprio quando, per il benessere della persona, sarebbe meglio fermarsi. È così che la dipendenza si radica: il bisogno di provare di nuovo quella scarica di piacere diventa irresistibile, anche quando il gioco ha smesso da tempo di essere divertente e innocuo. La mente continua a cercare la stessa sensazione positiva, anche di fronte a perdite, problemi economici e difficoltà nelle relazioni, spiegando perché il disturbo riesca a imprigionare così profondamente chi ne è colpito.