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Stimolazione Magnetica Transcranica ripetitiva: Area delle Dipendenze Patologiche

La terapia per i disturbi da uso di cocaina, da eroina, da gioco d’azzardo, da alcol e da farmaci: la Stimolazione Magnetica Transcranica ripetitiva (rTMS).

In circa due anni abbiamo trattato con successo moltissimi pazienti che riferiscono di non sentire più il desiderio di ricorrere alle sostanze, all’alcol, al gioco d’azzardo o ai farmaci

Il trattamento prevede l’impiego di una moderna attrezzatura neurofisiologica denominata rTMS (repetitive Transcranial Magnetic Stimulation). Questa tecnica, impiegata da circa 20 anni nel trattamento della depressione resistente ai farmaci, consente di stimolare in maniera non invasiva le aree corticali la cui funzionalità è stata compromessa dall’uso ripetuto di sostanze psicoattive (cocaina, eroina, alcol, farmaci) o da eccessi comportamentali compulsivi (gioco d’azzardo, internet addiction), ripristinandone il corretto funzionamento.

Descrizione

La stimolazione magnetica transcranica (TMS) è una tecnica non invasiva di stimolazione elettromagnetica del tessuto cerebrale effettuata posizionando dei coiler (bobine) in prossimità della cute.

L’utilizzo della TMS è stato approvato dalla Food and Drug Administration (FDA) e dalla Comunità Europea (CE) nel trattamento della depressione maggiore resistente ad altri trattamenti.

Applicazioni

Verso la metà degli anni novanta è stato riscontrato, in modo del tutto accidentale, come pazienti affetti da patologia neurologica che erano sottoposti a TMS ripetitiva (rTMS) a fini diagnostici, e che presentavano associato un disturbo del tono dell’umore, potessero presentare un miglioramento del quadro depressivo.

Queste osservazioni hanno dato l’avvio all’utilizzo della rTMS come trattamento terapeutico in ambito neuropsichiatrico. Infatti, la TMS, se utilizzata in modo ripetitivo ad alte o basse frequenze, secondo recenti evidenze, può indurre e modulare i fenomeni di riorganizzazione neuronale ed è in grado di facilitare o inibire in modo relativamente selettivo i circuiti neuronali responsabili di una determinata funzione o di un determinato sintomo.

Sono state pubblicate anche le linee guida per il suo utilizzo, sia per l’applicazione clinica sia di ricerca nell’ambito delle neuroscienze.

Il macchinario per la rTMS

Presso il nostro Centro utilizziamo il MagPro R30 che è uno stimolatore magnetico avanzato ad alte prestazioni progettato sia per uso clinico sia per ricerca.

Lo stimolatore magnetico MagPro R30 è dotato di un ampio display per visualizzare tutti i parametri e per gestire i vari protocolli di stimolazione personalizzabili e dedicati ad applicazioni di stimolazione magnetica transcanica ripetitiva (rTMS). MagPro R30 raggiunge, di base, una frequenza di stimolo fino a 30 impulsi al secondo.

Applicazioni e caratteristiche

  • Studio della fisiologia delle vie motorie del sistema nervoso centrale e periferico.
  • Studi di ricerca ed applicazioni cliniche che richiedono la Stimolazione Magnetica Transcranica ripetitiva (rTMS).
  • Forma d’onda: Bifasica
  • Larghezza d’impulso: 280µS
  • Stimolazione ripetitiva fino a 30 Hz (opz 60 Hz)
  • Dimensioni: 21x53x40 cm
  • Peso: 33 Kg (escluso carrello)
  • Sistema di controllo integrato per la programmazione autonoma (senza PC) dei protocolli di stimolazione

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Caratteristiche della dipendenza patologica

La dipendenza da sostanze è caratterizzata dall’impossibilità di smettere di abusare di droghe o alcol

Il dipendente da droghe o alcol continua ad usare nonostante il danno che provoca a loro stessi e ai loro cari. Sostanze diverse hanno effetti diversi sulla mente e sul corpo di una persona. Alcune sostanze sono più avvincenti di altre o hanno effetti più potenti.

Dopo un certo periodo di tempo, l’abuso di droga si sviluppa spesso in dipendenza. Se non trattata, la dipendenza da sostanze può causare lesioni gravi o addirittura la morte.

Molti fattori possono influenzare la possibilità di diventare dipendente da droghe o alcol.

Alcuni di questi i fattori includono:

  • Genetica
  • Abuso di droghe in tenera età
  • Trauma emotivo e fisico
  • Storia familiare di uso di droghe o alcol

Perché la dipendenza è difficile da superare

Contrariamente alla credenza popolare, smettere non è una questione di forza di volontà o di moralità. Superare la dipendenza è una lotta per chi vuole davvero smettere di usare.

Questo perché l’abuso di droga in realtà cambia il modo in cui il cervello funziona nel tempo.

Alcune sostanze “ingannano” il cervello nel rilasciare determinate sostanze neurochimiche, producendo un effetto euforico.

Sostanze psicoattive come la cocaina, l’eroina o la metanfetamina inducono il cervello a rilasciare troppa dopamina, che induce ad euforia. Entrambi i tipi di sostanze alterano le funzioni del cervello rendendo gli abusatori dipendenti.

Le persone dipendenti da droghe o alcol hanno sviluppato una tolleranza o resistenza agli effetti della sostanza.

Le persone dipendenti avranno bisogno di maggiore sostanza per raggiungere il livello a cui sono abituati. Alla fine, dovranno continuare a usare per sentirsi normali. Quando un dipendente smette di fare uso, soffre di dolorosi sintomi da astinenza.

I sintomi di astinenza sono alcuni dei principali motivi per cui smettere le droghe o l’alcol è così difficile.

Per garantire la sicurezza della persona, è importante che i pazienti fruiscano di un aiuto medico per gestire l’astinenza e gli altri rischi per la salute legati alla cessazione. L’interruzione dell’uso senza supervisione professionale non è solo difficile, ma spesso pericolosa.

 

 

Sostanze da addiction e cambiamenti nel cervello

Quando si sviluppa una dipendenza, il cervello viene essenzialmente “riconfigurato” o “riadattato” all’uso di droghe nonostante le negative conseguenze. Mentre i sintomi fisici di una dipendenza andranno via, le situazioni passate o le emozioni legate all’abuso di sostanze possono innescare anni di desiderio o compulsione.

Questo non significa che il recupero non sia possibile. Le persone in fase di recupero devono rendersi conto che il trattamento è un processo in corso. Il trattamento della dipendenza patologica si sviluppa ogni giorno e si stabilizza nel corso degli anni.

Come si sviluppano le dipendenze

Il cervello umano è un organo complesso che controlla ogni nostra azione volontaria e involontaria. Il cervello controlla le abilità motorie di base, la frequenza cardiaca e respiratoria, le emozioni, il comportamento e il processo decisionale.

C’è una parte del cervello responsabile della dipendenza patologica: il sistema limbico. Questo sistema, noto anche come “sistema di ricompensa cerebrale”, è responsabile della produzione di sensazioni di piacere.

Quando una persona assume una sostanza che crea dipendenza, il sistema limbico rilascia sostanze chimiche che comportano piacere. Questo incoraggia l’abuso abituale di sostanze.

Il travolgente, involontario bisogno di usare una sostanza – indipendentemente dal danno che può causare – è dovuto ai cambiamenti effettivi che si sono verificati nel sistema di ricompensa cerebrale.

Alimentare la dipendenza, in questi casi, diventa la priorità numero uno.

Attivazione del sistema di ricompensa del cervello

L’abuso di sostanze che provocano dipendenza attiva il sistema della ricompensa del cervello.

L’attivazione frequente di questo sistema può portare alla dipendenza patologica. Il sistema di ricompensa del cervello si attiva naturalmente quando prendiamo parte ad azioni che ci soddisfano. Fa parte della nostra naturale capacità di adattarsi e sopravvivere.

Ogni volta che qualcosa attiva questo sistema, il cervello riconosce che questa azione è necessaria per la sopravvivenza. Il cervello ricompensa quindi questo comportamento creando sentimenti di piacere.

Bere acqua quando abbiamo sete, ad esempio, attiva il sistema di ricompensa, quindi ripetiamo questo comportamento.

Le sostanze che danno assuefazione prendono il controllo di questo sistema, causando sensazioni di piacere per azioni che sono effettivamente dannose. Sfortunatamente, le sostanze che creano dipendenza hanno un effetto molto più forte sul sistema di ricompensa del cervello.

La biochimica della dipendenza

La dopamina svolge un ruolo importante nel sistema di ricompensa. La dopamina è una sostanza chimica naturale del cervello che invia segnali specifici al sistema limbico.

Quando le sostanze psicoattive vengono introdotte nel sistema limbico imitano la dopamina o ne provocano una sovrapproduzione nel cervello.

La ragione per cui le normali azioni che attivano il sistema di ricompensa del cervello (cibo, bevande, sesso, musica, ecc.) non rendono più funzionale il cervello, è perché producono livelli normali di dopamina.

Le sostanze che provocano dipendenza possono rilasciare fino a 10 volte più dopamina rispetto ai comportamenti naturali di ricompensa.

L’uso di sostanze inonda i neurorecettori con la dopamina. Ciò causa il “funzionamento esasperato” del sistema della ricompensa che, in questo caso, è associato all’uso di droghe.

Durante il continuo abuso di droghe, il cervello umano non è più in grado di produrre naturalmente livelli normali di dopamina. In sostanza, le droghe prendono in ostaggio il sistema della ricompensa.

Il risultato è la brama o il desiderio irrefrenabile della sostanza che ripristinerà i livelli di dopamina alla “normalità”.

Una persona in questa situazione non è più in grado di sentirsi bene, senza la sostanza.

 

Cocaina: abuso ed effetti

La cocaina, nelle sue varie forme, è stata anche chiamata “coca”, “neve”, “crack”, “blow” e “rock”.

Le persone che comunemente abusano di questa sostanza stimolante, sniffano la polvere attraverso il naso, o la dissolvono in acqua iniettandola, o ne fumano il composto base chiamato “crack”.

Poiché gli effetti sono piuttosto brevi (da pochi minuti a un’ora), le persone tendono a usare la cocaina in modo ripetuto in un breve periodo di tempo per evitare il cosiddetto “down”.

Anche se la cocaina può suscitare alcuni effetti piacevoli, come l’euforia, l’aumento di energia e una maggiore concentrazione, ha anche diversi effetti immediati negativi, come ad esempio:

  • Irrequietezza
  • Irritabilità
  • Agitazione estrema
  • Paranoia
  • Attacchi di panico
  • Comportamento bizzarro e imprevedibile
  • Allucinazioni
  • Nausea
  • Aumento della pressione sanguigna e della temperatura
  • Battito cardiaco irregolare
  • Attacchi di cuore
  • Ischemie
  • Tremori muscolari e spasmi
  • Convulsioni

L’abuso cronico di cocaina può portare a molti problemi, a lungo termine, alcuni dei quali variano a seconda del metodo di somministrazione. Queste conseguenze dannose includono:

  • Aumento del rischio di epatite, HIV, infezioni della pelle, vene collassate e cicatrici in chi la inietta
  • Vasocostrizione gastrointestinale persistente che porta a ulcerazioni, tessuto intestinale necrotico
  • Polmonite, tosse e asma in coloro che fumano il crack
  • Epistassi, perdite nasali, perdita dell’olfatto e problemi di deglutizione, in chi sniffa
  • Malnutrizione
  • Emorragia cerebrale
  • Morbo di Parkinson e altri disturbi del movimento, dopo diversi anni di utilizzo

Una volta che sei dipendente dalla cocaina, può essere estremamente difficile smettere di usarla da solo. È probabile, in questi casi, che emergano sintomi angosciosi dovuti all’astinenza e che potrebbero indurre un soggetto dipendente a ricadere per alleviare, paradossalmente, i sintomi stessi dell’astinenza.

I sintomi dell’astinenza da cocaina includono:

  • Pensieri e movimenti rallentati
  • Difficoltà di concentrazione
  • Incubi
  • Insonnia o disturbi del sonno
  • Aumento dell’appetito
  • Sensazione di fatica
  • Depressione
  • Irritabilità
  • Intenso desiderio di assumere
  • Paranoia

La disintossicazione professionale può fornirti l’aiuto necessario per gestire i sintomi di astinenza e il desiderio di cocaina.

Un programma di disintossicazione da cocaina offrirà un ambiente di recupero sicuro e confortevole, supervisione e supporto emotivo, nonché l’accesso ai servizi medici e psichiatrici, se necessario.

Una volta che la cocaina e qualsiasi altra sostanza d’abuso verranno eliminate dal tuo corpo e sarai clinicamente stabile, potrai iniziare il recupero personale che ti aiuterà a correggere i comportamenti di assunzione disadattivi e a sostituirli con scelte positive e più sane.

Modi d’uso

Sniffing

L’assunzione nasale è il metodo più diffuso fra i consumatori di coca. Per via nasale la sostanza raggiunge il suo “high” fra i 15 ed i 60 minuti.

Iniezione endovenosa

Per via endovenosa l’assuntore raggiunge l’high molto più velocemente.

Smoking e Inalazione

Crack e cocaina base vengono fumate con “pipe” o “joint” o inalate da fogli di carta d’alluminio precedentemente riscaldati. Attraverso questa via di somministrazione si raggiunge l’”high” molto rapidamente.

La dose letale è di circa 1-1,2 grammi.

Effetti collaterali

Tradizionalmente gli effetti psichici della cocaina sul sistema nervoso centrale sono stati riassunti in quattro stadi di diversa gravità in dipendenza dalla dose e dalla frequenza d’uso. Essi sono:

  • Euforia, caratterizzato da labilità affettiva, accresciuta performance cognitiva e motoria, ipervigilanza, anoressia ed insonnia;
  • Disforia, caratterizzato da tristezza, malinconia, apatia, difficoltà di attenzione e di concentrazione, anoressia e insonnia;
  • Paranoia, caratterizzato da sospettosità, paranoia, allucinazioni e insonnia;
  • Psicosi, caratterizzato da anedonia, allucinazioni, comportamento stereotipato, ideazione paranoide, insonnia, perdita di controllo degli impulsi, disorientamento.

A livello periferico, l’aumentata liberazione di amine biogene come dopamina, adrenalina e noradrenalina scatena nell’organismo una reazione di allarme, con attivazione del sistema cardiovascolare e conseguente tachicardia ed ipertensione. Sono presenti inoltre tremori, contrazioni muscolari e midriasi, accompagnati da un ritardato svuotamento vescicale ed intestinale.

Meccanismo d’azione

L’azione gratificante della cocaina si esplica attraverso l’attivazione dei neuroni dopaminergici del sistema mesolimbico. La cocaina potenzia la trasmissione dopaminergica aumentando la concentrazione di dopamina.
L’incremento della dopamina avviene a causa del blocco dei trasportatori che normalmente la ricatturano (reuptake) dallo spazio sinaptico. La somministrazione ripetuta comporta una compromissione della funzionalità dopaminergica, con riduzione della concentrazione sinaptica della dopamina e dalla ipersensibilità dei recettori post-sinaptici osservabili nel trattamento cronico.

La cocaina esercita anche una azione inibente la ricaptazione di altri neurotrasmettitori come la noradrenalina e la serotonina.

L’azione come anestetico locale dipende invece dal blocco della conduzione dell’impulso nervoso a livello dei canali voltaggio-sensibili del Na+, cui si lega con una moderata affinità.

Farmacocinetica

Distribuzione

Livelli plasmatici di questa sostanza sono rintracciabili per 4-6 ore dopo l’ultima assunzione per via nasale. Negli individui che abitualmente fanno uso di cocaina, l’emivita è di circa 48 minuti dopo una dose endovenosa. La cocaina passa facilmente la barriera ematoencefalica e non è più dosabile nel tessuto encefalico dopo 6-8 ore dall’ultima dose.

Metabolismo

Viene rapidamente e completamente metabolizzata dalle colinesterasi epatiche e plasmatiche che la idrolizzano in metaboliti inattivi: sono esteri metilici dell’ecgonina.

Escrezione

Piccole quantità di cocaina, meno del 10%, vengono escrete immodificate nell’urina. Può essere ritrovata nelle urine per 8 ore dopo una dose nasale di 1.5 mg/Kg, sino ad un limite massimo di 12 ore. La benzoilecgonina è invece dosabile sino a 144 ore dopo l’assunzione.

Tolleranza

Si sviluppa rapidamente. La tolleranza si riflette nella riduzione degli effetti piacevoli, che diventano meno intensi e solo parzialmente vengono superati con l’aumento dei dosaggi e la riduzione degli intervalli tra le dosi.

Dipendenza

Il desiderio di riprovare il piacere iniziale e di sfuggire all’ansia conduce all’uso compulsivo della sostanza, arrivando a vere e proprie abbuffate (“binges”) durante le quali il soggetto non si alimenta, non dorme, diviene sempre meno euforico, più disforico, agitato ed aggressivo.
Queste binges durano in genere 2-3 giorni e si interrompono per un crollo psicofisico del soggetto che piomba in uno stato di torpore-apatia o per l’insorgenza di uno stato psicotico vero e proprio.

Complicazioni e pericoli specifici

Vasocostrizione e spasmi possono condurre all’insorgenza di infarti.

Anche l’arteriosclerosi è accentuata dalla cocaina ed il suo uso è stato associato alla formazione di trombi.

Le crisi ipertensive, causate dall’assunzione di cocaina, possono portare ad emorragie cerebrali.

L’assunzione per via nasale può condurre, per gli effetti vasocostrittori della sostanza, alla necrosi e alla perforazione del setto.

A livello polmonare si possono osservare ipertensione e edema. E’ stata descritta anche una sindrome, detta “polmone da crack”.

L’uso cronico di cocaina, diminuendo le scorte di dopamina, può causare anche iperprolattinemia con ginecomastia (sviluppo di mammelle nei maschi), galattorrea e amenorrea.

La libido è diminuita con riduzione della performance sessuale, impotenza nell’uomo ed anorgasmia nella donna.

Infine, la cocaina è anche un agente epilettogeno. La capacità di provocare convulsioni generalizzate aumenta a seguito di ripetute somministrazioni.

Neurobiologia del Disturbo da Uso di Cocaina

Introduzione

La cocaina, alcaloide derivato dall’arbusto di Erythoxylon coca, esplica la sua azione a livello della via dopaminergica mesolimbica (circuito cerebrale della gratificazione), che proietta dai corpi cellulari dei neuroni dopaminergici verso i terminali degli assoni nelle aree limbiche dell’encefalo, quali il nucleo accumbens (NA).
In particolare, la cocaina deve il suo principale effetto farmacologico al blocco competitivo della ricaptazione della dopamina (DA) attraverso i trasportatori di questo neurotrasmettitore (NT).

Il blocco dei meccanismi di ricaptazione aumenta la concentrazione di dopamina (DA) nello spazio sinaptico, generando un aumento dell’attivazione dei recettori dopaminergici postsinaptici sia di tipo D1 che di tipo D2. Oltre al blocco del trasportatore, un’ulteriore azione della sostanza consiste nell’induzione del rilascio di DA dal neurone presinaptico, attraverso l’inversione del flusso di DA dai trasportatori stessi.

La cocaina è inoltre responsabile del blocco della ricaptazione di noradrenalina e serotonina, legandosi ai trasportatori di questi neurotrasmettitori (NT) e agisce come anestetico locale in quanto blocca la conduzione dell’impulso nervoso nei canali sensibili al Sodio (Na+).

Azione neurobiologica

La cocaina induce una notevole dipendenza psicologica evocando la produzione di dopamina dai centri della percezione del piacere (nucleo ventro-mediale del mesencefalo). L’abuso di tale sostanza provoca una ricerca ossessivo-compulsiva della stessa poiché dal nucleo ventro-mediale del mesencefalo si dipartono proiezioni nei centri motori (memoria motoria associativa): da qui, la caratteristica della droga come sostanza in grado di indurre un rinforzo positivo.

Fondamentale in questo senso è il ruolo del sistema cortico-meso-limbico che, nel nostro cervello, svolge una duplice funzione: apporto di “piacere” e orientamento allo stesso mediante la programmazione di un atto motorio.
La cocaina ha il potere di stimolare questo sistema. La sua assunzione, inoltre, determina euforia e benessere, cui si associa però un’azione disforica ed ansiogena, per far fronte alla quale il tossicodipendente tende a ricorrere ad un nuovo uso della sostanza.

Somministrazione

La somministrazione ripetuta e a lungo termine di cocaina sembra comunque indurre una certa compromissione della funzionalità dopaminergica, come dimostrato dalla riduzione della concentrazione sinaptica della dopamina e dalla ipersensibilità dei recettori post-sinaptici, fenomeni osservabili nella assunzione cronica.

Per la cura delle dipendenze da cocaina, alcol, gioco d’azzardo e cibo compulsivo. La rTMS (repetitive Transcranial Magnetic Stimulation) é una tecnica neurofisiologica innovativa non invasiva ed indolore, già sperimentata con eccellenti risultati negli USA, in Canada, in Giappone ed in altri paesi europei. Essa permette una rapida estinzione del desiderio compulsivo di assunzione (craving). La terapia con la Stimolazione Magnetica è particolarmente indicata per la dipendenza da cocaina, alcol, gioco d’azzardo e farmaci.

 

Eroina e oppiacei

Con la parola “oppiacei” ci si riferisce ad una sostanze naturali (per esempio morfina) o sintetiche (per esempio eroina), che producono effetti simili, principalmente uno stato di quiete profonda fino alla perdita di coscienza (narcòsi) accompagnato ad una sensazione di intenso piacere, diffuso in tutto il corpo. Il cervello “sente” queste sostanze attraverso alcuni interruttori e circuiti, che normalmente funzionano con sostanze prodotte dal cervello stesso, dette morfine endogene o endorfine.

In medicina gli oppiacei sono stati inizialmente usati come sedativi e antidolorifici, e più di recente come farmaci contro la tosse.

L’uso regolare produce assuefazione agli effetti, cosicché da una parte è necessario aumentare le dosi per riprodurre gli effetti iniziali, e dall’altra si è soggetti ad un malessere se non si assume la dose successiva entro un certo tempo. Questo malessere è la sindrome d’astinenza, non si verifica soltanto con gli oppiacei, ed è passeggera (giorni), anche se la prima fase è “in crescendo”.

L’uso ripetuto è gravato da un rischio piuttosto elevato che si inneschi una tossicodipendenza. Corrono il rischio le persone che utilizzano gli oppiacei per piacere, ma anche chi ne fa uso per ragioni mediche. La tossicodipendenza consiste nella perdita del controllo sull’uso della sostanza, sulla scia di un desiderio urgente e costante, che si attenua solo dopo averla assunta.

L’assuefazione, con il problema dell’astinenza, non è il meccanismo della tossicodipendenza: per far eliminare questo problema sarebbe sufficiente utilizzare la sostanza a dosi decrescenti, “tornando indietro”, per poi usarla normalmente quando l’assuefazione è stata eliminata. Il tossicodipendente non può effettuare questa operazione, poiché non ha controllo sulla sostanza e non può usarla a dosi “minori”, ma semmai maggiori.

Le persone che usano oppiacei lo fanno di solito per piacere, ma l’uso può anche proseguire all’inizio per un effetto benefico degli oppiacei su condizioni di malessere psichico e su vere e proprie malattie psichiche (uso auto-terapico). La tossicodipendenza che poi si sviluppa non è comunque più legata a nessuna ragione particolare, ma esprime semplicemente un cambiamento stabile del rapporto del cervello con la sostanza, con una smania che non si esaurisce e al contrario si ricrea, anche dopo lunghi periodi di interruzione.

Tra tutte le tossicodipendenza, quella da oppiacei (nei nostri anni prevalentemente eroina) è quella meglio curabile. Esiste infatti una terapia standard, adatta per la maggior parte dei tossicodipendenti, che consiste nell’assunzione di un farmaco in grado di spengere e tenere spento il desiderio eccessivo per l’eroina. Oltre a ciò, il desiderio residuo tende a scomparire perché l’eroina assunta non produce più effetti, essendo “bloccata” dal farmaco. Per una piccola parte di eroinomani è sufficiente bloccare gli effetti per ottenere, col il tempo e controllando la regolare assunzione, la cessazione dell’uso di eroina. Per la maggioranza è necessario spengere il desiderio per interrompere il comportamento. I farmaci usati a questo scopo sono metadone (il primo e il meglio conosciuto), buprenorfina, LAAM.

In alcuni paesi gli eroinomani che non vogliono curarsi in altro modo ricevono eroina dallo stato: questa procedura non elimina la malattia, bensì la mantiene controllandone alcuni aspetti (quello criminale per esempio). La terapia con metadone (e gli altri farmaci) si basa su una differenza fondamentale tra i farmaci e la sostanza d’abuso: il farmaco arriva al cervello “lentamente” e non produce un effetto piacevole simile a quello delle sostanze d’abuso, cosicché non induce tossicodipendenza. Essere dipendenti da metadone significa semplicemente, quindi, che per evitare di ricadere nella tossicodipendenza da eroina si assume metadone come terapia, e perché la terapia dia garanzie stabili è necessario assumerla per lunghi periodi e ad una certa dose.

 

Eroina: abuso ed effetti

Poco dopo l’assunzione l’eroina arriva dal sangue al cervello. Nel cervello, attraversata la barriera ematoencefalica, l’eroina perde i gruppi acetili, si trasforma in morfina e rapidamente si lega ai recettori degli oppioidi.

Effetti immediati

Generalmente chi assume eroina afferma di sentire un’ondata di sensazioni piacevoli, uno “slancio” (rush) o “flash euforico” nell’arco di pochi secondi dall’assunzione. L’intensità dipende dalla quantità di droga che si è assunta e dalla rapidità con cui entra in circolo e ha una durata di pochi minuti. Gli effetti immediati sono quindi piacevoli, come:

  • senso di benessere attraverso la riduzione della tensione, dell’ansietà e della depressione ed euforia;
  • senso di calore, pace e distensione accompagnato da un distacco dagli stress fisici e psichici;
  • effetti analgesici.

Effetti a breve termine

Il rush iniziale, cha ha una durata di pochi minuti, è seguito da una fase caratterizzata da calma, rilassatezza, soddisfazione e distacco da quanto succede all’esterno. Questa fase, che si presenta dopo pochi minuti, è accompagnata da accaloramento della pelle, secchezza della bocca e una sensazione di pesantezza nella estremità che può essere accompagnata da nausea, vomito e forte prurito. Dopo gli effetti iniziali gli assuntori rimangono assopiti per molte ore. Le funzioni mentali si offuscano per l’effetto dell’eroina sul Sistema Nervoso Centrale, che comporta anche un abbassamento della frequenza cardiaca e della respirazione, che diminuisce enormemente, a volte fino al punto di causare la morte. L’effetto si esaurisce entro 2-6 ore dall’iniezione.
Al termine dell’effetto euforizzante iniziale si presentano:

  • costrizione delle pupille “a spillo”;
  • sonnolenza, apatia, difficoltà a concentrarsi, diminuzione dell’attività fisica e psichica;
  • parola “impastata”;
  • prurito insistente;
  • nausea e vomito;
  • l’overdose può condurre a morte per arresto respiratorio.

Effetti a lungo termine

L’assunzione prolungata di eroina comporta una serie di problematiche per il corpo e una progressiva debilitazione fisica.
Anche dopo poche dosi possono presentarsi:

  • costipazione;
  • irregolarità del ciclo mestruale;
  • decremento dell’appetito, con conseguente malnutrizione e perdita di peso;
  • sedazione cronica e apatia;
  • deterioramento dei denti con l’insorgere di carie ed indebolimento delle gengive;
  • riduzione delle endorfine, che interagiscono col sistema di percezione del dolore;
  • infezioni causate dai batteri presenti nell’eroina da strada;
  • danni agli organi interni, in special modo polmoni, fegato e reni;
  • se assunta attraverso iniezione, oltre alle inevitabili ferite, le parti insolubili del liquido possono otturare i vasi sanguinei causando la necrosi delle zone da questi irrorate;
  • se l’assunzione avviene tramite inalazione vengono danneggiate le strutture nasali e insorgono problemi respiratori;
  • rapido sviluppo di tolleranza e dipendenza fisica e psichica, con l’insorgere del desiderio irresistibile di assumere al più presto un’altra dose di droga;
  • la dipendenza dall’eroina spinge a cercare di assumere una nuova dose appena finisce l’effetto della precedente; ma in conseguenza dell’assuefazione, ben presto le sensazioni di artificiale benessere non si presentano più, e si deve assumere la droga semplicemente per restare normali ed evitare le crisi di astinenza;
  • una volta instaurato un legame di dipendenza dalla sostanza, la mancata assunzione può provocare una più o meno grave sindrome di astinenza. Questa si presenta dopo poche ore dall’ultima assunzione con l’insorgere di uno stato di agitazione, seguito da dolori diffusi, crampi, naso gocciolante, tremori, panico, sudorazioni, brividi, diarrea, nausea e vomito. La manifestazione massima dei sintomi si raggiunge fra le 48 e le 72 ore dopo l’ultima assunzione, e possono durare anche fino ad una settimana.

Effetti indiretti

L’assunzione di eroina, oltre ai danni fisici diretti, comporta altre conseguenze per la salute e la vita sociale.

Fisici

  • esposizione al contagio di malattie infettive come HIV/AIDS ed epatiti B e C, dovute alla pratica, comune tra gli assuntori attraverso iniezione, di utilizzare la stessa siringa fra più persone;
  • polmoniti, come conseguenza del deterioramento dell’apparato respiratorio;
  • infezioni ai vasi circolatori e alle valvole cardiache, dovute alla presenza di batteri all’interno dell’eroina, che viene lavorata senza il minimo controllo igienico.

Sociali

  • compromissione dei legami famigliari, amicali e lavorativi.
  • Il desiderio incontrollabile e costante di ricercare una nuova dose compromette inevitabilmente i legami personali, poiché ogni rapporto diventa funzionale a procurarsi denaro per acquistare altra eroina;
  • la costante necessità di denaro, spinge i dipendenti verso l’illegalità, arrivando a procurarsi i soldi attraverso prostituzione, spaccio e furti.

I risultati dei trattamenti non sono garantiti e gli esiti possono variare in base alla risposta individuale e al grado di motivazione soggettiva.
 
 

Se vuoi saperne di più chiamaci ai numeri:
06.39.739.106 - 06.39.739.146
Orari di segreteria:
lunedì-venerdì 09.30 alle 19.30
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