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Il modello Eziopatogenetico Multifattoriale

Negli ultimi anni i risultati degli studi condotti su popolazioni cliniche e non cliniche adottando disegni di ricerca trasversali e longitudinali, hanno portato sempre più ricercatori ad aderire ad un modello eziopatogenetico multifattoriale. Il concetto che sta alla base di questo modello è che esistono una serie di condizioni esterne ed interne all’individuo, dette fattori di rischio, che si ipotizza possano favorire l’insorgere dei Disturbi dell’Alimentazione. Questo modello si rifà ad una concezione patogenetica di tipo probabilistico, nel senso che ciascun fattore di rischio agisce aumentando la probabilità che si manifesti un Disturbo dell’Alimentazione.

Poiché la descrizione di ogni singolo fattore di rischio potrebbe dare una visione frammentaria del modello nel suo complesso, occorre tenere sempre presente una visione d’insieme nella quale ogni componente influenza ed è influenzata a sua volta dalle altre ed ognuna è parte di un tutto assai complesso.



Fattori Personali

Fattori Biologici
> predisposizione genetica delle patologie del comportamento alimentare (il 6% dei figli di genitori con un Disturbo dell’Alimentazione sviluppa a sua volta la patologia, contro l’1% dei figli di genitori “sani”). Nei gemelli la concordanza per anoressia nervosa è significativamente maggiore negli omozigoti rispetto ai dizigoti.

> alterazioni biologico-funzionali: è stata ipotizzata la presenza di un’alterazione del sistema serotoninergico di regolazione dei segnali di fame-sazietà nei pazienti con disturbi alimentari

> differenze di genere: la stragrande maggioranza dei pazienti con disturbi alimentari è rappresentata dalle donne; inoltre la presenza di una pubertà precoce e di un conseguente aumento di peso precoce, è fortemente correlata all’insoddisfazione corporea e ad un maggiore ricorso ad un regime dietetico ipocalorico.

Fattori Psicologici
> insoddisfazione corporea

> bassa autostima

> instabilità affettiva (tendenza a manifestare ansia, depressione, impulsività)

> perfezionismo (anche se non è ancora chiaro se esso debba essere considerato un fattore di rischio o un fattore di mantenimento del disturbo)


Fattori Comportamentali

> comportamento appreso che tende poi a perpetuarsi a causa di meccanismi di rinforzo da esso indotti.

> l’inadeguato apporto nutrizionale

> restrizioni dietetiche

> stile di vita sedentario

E’ utile ricordare che tali fattori non possono in realtà essere definiti “cause” del successivo sviluppo di un disturbo alimentare. E’ infatti l’insieme di questi eventi, che, associato ad altri, può aumentare la vulnerabilità al disturbo. Recenti studi sono concordi nel constatare non solo che i regimi dietetici ipocalorici siano un metodo inefficace per ottenere una riduzione del peso duratura, ma anche che essi contribuiscano ad un successivo aumento di peso e all’instaurarsi di comportamenti che spesso preludono ad un Disturbo dell’Alimentazione, come gli episodi di abbuffate

Un inadeguato apporto nutrizionale e la tendenza ad avere stili di vita sedentari, inoltre, sono entrambi fattori che aumentano la probabilità di fenomeni di sovrappeso, i quali a loro volta sono fortemente correlati con l’adozione di regimi dietetici restrittivi. Le ricerche attuali mostrano che è in crescente aumento la percentuale di adolescenti che hanno abitudini alimentari disordinate e non svolgono esercizio fisico


Fattori Ambientali

Influenze Socio-Culturali
> modelli di bellezza socialmente condivisi: a sostegno dell’idea che esista una relazione tra comportamenti alimentari disturbati e modelli di bellezza socialmente condivisi, si può citare la maggiore prevalenza dell’anoressia e della bulimia nervosa nelle culture di tipo occidentale ed in popolazioni particolari (atleti, ballerine, omosessuali, …)

> l’influenza dei mass-media attraverso i quali viene diffuso il messaggio che essere magri, soprattutto per le donne, significa essere belli e vincenti


Influenze Relazionali
> relazioni familiari: le famiglie con membri che presentano un disturbo alimentare percepiscono il proprio clima familiare come più rigido, conflittuale ed iperprotettivo, con scarsa coesione, organizzazione e adattabilità, con poche capacità espressive, maggiormente orientato al successo.

> influenza del gruppo dei pari: avviene in modo indiretto, cioè tramite l’esempio comportamentale ed il messaggio implicito di sostegno ad alcuni comportamenti, ed aumenta con l’età.

Fattori di rischio
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